“PER FERMARE LA PESTE SUINA SERVONO SOLUZIONI PRATICHE: COINVOLGIAMO I CACCIATORI E ABBATTIAMO I CINGHIALI”

Consiglio regionale aperto sull’emergenza peste suina in Piemonte. Al dibattito hanno partecipato tra gli altri il capogruppo della Lega Salvini Piemonte e i consiglieri regionale cuneesi del Carroccio Matteo Gagliasso e Paolo Demarchi.

“La Lega è da sempre dalla parte del mondo agricolo e di quello venatorio – ha esordito Preioni -, quindi ben venga un consiglio aperto su un tema tanto importante. La questione è chiara a tutti: queste migliaia di cinghiali vanno eradicate. E per farlo non possiamo certo usare le forze dell’ordine o l’esercito. I protagonisti devono essere i cacciatori. La ricetta per risolvere il problema deve essere infatti realistica e pragmatica, adottando il secolare buonsenso dei nostri contadini e dei nostri allevatori. Per questo chiediamo più autonomia regionale per essere più vicini ai nostri territori e adottare soluzioni realmente praticabili”.

“Non può essere Roma a dettare utopiche e teoriche soluzioni per il Piemonte – ha quindi aggiunto il capogruppo del Carroccio -: serve più autonomia regionale per le attività commissariali. Come non basta tracciare una riga sulla carta geografica per realizzare 300 chilometri di rete tra vallate e montagne per contenere animali di scarso valore faunistico, ibridati con capi dell’Est e che possono pesare fino a 200 chili. Va bene la scienza, vanno bene le direttive dell’Europa, ma dobbiamo piuttosto procedere con gli abbattimenti, anche per difendere un comparto economico che genera milioni di utili, garantisce benessere e posti di lavoro e produce eccellenze gastronomiche riconosciute nel mondo”.

“Il consiglio aperto di oggi è stato una preziosa occasione di confronto – ha commentato il vicepresidente leghista della commissione Ambiente Matteo Gagliasso -, tanto che chiederò un aggiornamento quindicinale o mensile in Terza commissione su quanto si sta facendo per contrastare la peste suina e approfondire con più ponderatezza gli spunti emersi oggi. Il punto focale è comunque chiaro: dobbiamo adottare celermente tutte le misure necessarie per arginare l’epidemia e per salvaguardare un settore, quello suinicolo piemontese, che vale 8 miliardi di euro, il 5,6% di tutto l’agroalimentare italiano. Sappiamo però che possiamo fare di più. E che solo una vera sinergia tra territori e istituzioni può generare soluzioni efficaci”.

“Serve un’attività di controllo omogenea, e a proposito voglio fare un esempio – ha aggiunto Gagliasso -: nella mia provincia, quella di Cuneo, in un anno sono stati abbattuti 383 cinghiali, mentre quella di Asti, che non me ne voglia ma è ben più piccola, ne ha abbattuti 753. Nel 2019 mi dissero che era un problema temporaneo. Peccato che i dati siano rimasti gli stessi con il passare degli anni. Allo stesso modo è almeno dal 2014 che sento chiedere un cambiamento della legge nazionale sulla caccia, che comunque resta uno strumento da adottare insieme con le recinzioni per arginare la peste suina. La risposta è sempre stata la stessa: la Regione si occupi delle sue competenze. La verità è che si sono solo messi i bastoni tra le ruote a chi doveva intervenire, con il risultato di devastare l’agricoltura, di minacciare gli allevamenti e di piangere troppe morti evitabili sulle strade”.

“La peste suina è la minaccia che potrebbe spazzare via un settore, quello suinicolo, che dà lavoro a circa 3mila addetti e ad altrettanti nell’indotto – ha esordito il consigliere saluzzese della Lega Salvini Piemonte Paolo Demarchi -. I nostri allevamenti stanno sostenendo spese senza precedenti per evitare che il virus possa dilagare al loro interno. Ma se questo dovesse avvenire, le conseguenze sarebbero catastrofiche, con una perdita secca di almeno 350 milioni di euro nel brevissimo periodo. Di fronte al combinato disposto di sicurezza stradale, con troppi morti causati dalla fauna selvatica, devastazione dei campi e peste suina la parola “emergenza” mi pare fin riduttiva. Qui siamo di fronte a qualcosa di ben più grande, per la quale servirebbero provvedimenti speciali. E invece noi ci troviamo ad affrontarla con gli strumenti offerti da una legge di trent’anni fa”.

“E’ evidente che le risposte del 1992 siano inadeguate agli impellenti interrogativi del 2022 – ha ribadito Demarchi -. Come è evidente che 2mila abbattimenti dall’inizio dell’anno siano pochissimi. Fanno bene quindi le Regioni, con in testa il nostro assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca Marco Protopapa che ringrazio, a chiedere un cambio di passo. Anche perché la bozza di decreto interministeriale che prevede l’ampliamento dei periodi di caccia e l’elaborazione di piani di controllo e selezione nelle aree protette è già pronta. Peccato che a Roma i soliti sostenitori dell’animalismo stiano facendo di tutto per bloccarla. Un boicottaggio che, in queste condizioni, è solo dogmatico, insensato e controproducente. Più che di filosofie ambientaliste oggi c’è bisogno di pragmatismo. E di agire senza indugio, anche insieme alla categoria dei cacciatori”.